
Dopo trent’anni finalmente è riaperto al pubblico, dall’11 novembre 2010, il più grande tempio romano, che l’imperatore Adriano volle dedicare a due divinità abbinate, Venere e Roma. Appare chiaro il significato politico dell’accostamento della dea Roma a Venere, grande progenitrice della città e dell’impero.
L’imperatore stesso sembra abbia ideato la struttura davvero originale del tempio: due edifici gemelli uniti testa a testa, con le due celle orientate in senso opposto. I restauri le hanno riportate all’antica, stretta connessione, restituendo per di più, almeno in parte, i marmi e gli stucchi che le adornavano, oltre ad eliminare le infiltrazioni d’acqua estremamente dannose per il monumento. Sono state invece sradicate le siepi verdi con le quali negli anni Trenta del Novecento era stata ricreata idealmente la pianta dell’edificio, essendo stati constatati danni alle strutture apportati dalle radici.
La grandiosa, originale costruzione adrianea, completata nel 141 dall’imperatore Antonino Pio, sorgeva su di un amplissimo podio di metri 145x100, che inglobò il grandioso vestibolo della Domus Aurea. Questa possente struttura, ben evidente al di sotto del tempio, fa parte di una rilevante serie di costruzioni, attribuite per lo più alla sterminata Domus di Nerone, estese tra il Foro e il Colosseo.
Su queste sono state condotte approfondite ricerche archeologiche fra gli anni Novanta e inizio Duemila, di cui vi abbiamo dato conto nel terzo itinerario del nostro volume Roma antica. Nella valle del Colosseo sono state infatti ritrovate le fondazioni di poderosi corpi di fabbrica della Domus Aurea che si affacciavano sul lago neroniano, al posto del quale venne poi eretto l’anfiteatro. Sulle pendici delle alture adiacenti, oltre all’atrio sottostante il tempio adrianeo, sono state individuate le sostruzioni di una terrazza neroniana sull’angolo nord-orientale del Palatino.
Duplice, dunque, il significato e l’interesse di entrambi gli edifici eretti sulla Velia, che ci documentano due momenti estremamente significativi della lunghissima vita di Roma.






